Decennale della morte Dott. Alberto Bombace
INTERVENTO INTEGRALE DELLA DOTT.SSA CURRO’ IN OCCASIONE DEL DECENNALE DELLA MORTE DEL DOTT. ALBERTO BOMBACE
Cari amici e cari colleghi,
ritengo che buona parte di voi sappia quale sia stato il mio rapporto lavorativo con il Direttore Alberto Bombace e credo sia questo il principale motivo per cui sono stata chiamata dal dott. Vergara, - che qui ringrazio pubblicamente - per ricordare a voi, e a me stessa, la sua attività, il suo operato, soprattutto nei riguardi dei beni culturali. Ma anche perché avendo avuto la possibilità di sistemare, con la preziosa collaborazione della dott. Marisa Sortino, il suo archivio privato sono nelle condizioni di tratteggiare più compiutamente, ma sempre a larghe linee, la figura di Alberto Bombace e la sua attività anche al di fuori dei beni culturali.
Per inciso vorrei far presente che l’archivio privato di Alberto Bombace, è stato depositato dalla Famiglia presso questa Biblioteca, ma vorrei specificare che, non sapendo dell’attuale destinazione, il riordino delle carte, per la verità molto numerose (e chi ha conosciuto un po’ più da vicino il Direttore sa cosa voglio dire) è avvenuto in maniera amministrativa, molto semplicisticamente, secondo specifici argomenti, non seguendo le precise norme dell’archivistica. E questo lo dico perché potrei essere oggetto di critica da parte degli specialisti della materia. In ogni caso all’archivio personale di Alberto Bombace, si può accedere attraverso un elenco propedeutico che riporta il contenuto dei 58 carpettoni.
Quasi tutti lo ricordiamo come una personalità dei beni culturali, ma dalle lettura delle carte, ed anche per conoscenza diretta, posso affermare che Alberto Bombace, non si è occupato solo di beni culturali, e la sua attività lavorativa può essere distinta in quattro periodi, tutti caratterizzati da impegno, capacità, professionalità, esperienza, rigore morale, ciascuno dei quali costituisce un capitolo importante per una ricostruzione dei fatti culturali avvenuti in Sicilia tra il 1958 ed il 2003.
1° periodo
Il primo periodo è quello che si riferisce ai primi anni di dirigente regionale trascorsi alle dipendenze dell’allora Assessorato alla Pubblica Istruzione, con inizio al 1958.
Nei primi anni della sua carriera Alberto Bombace si è occupato dell’istruzione in generale, ma il suo maggiore impegno lo riscontriamo nella fase operativa dell’attuazione della legge n.477 del 30.07.1973, e del decreto delegato n.416 del 31.05.1974, con un approfondito studio (di cui rimane traccia a stampa) sulla suddivisione del territorio dell'isola in Distretti Scolastici, per lo sviluppo della Scuola in Sicilia, ben consapevole che l'ordinamento scolastico italiano era stato investito da una profonda trasformazione (logicamente a quell’epoca).
Anche in assenza delle norme di attuazione in materia di istruzione, Alberto Bombace dette un notevole contributo per la realizzazione e diffusione dei Parchi Gioco Robinson, formalmente riconosciuti in Sicilia in uno schema di Regolamento facente capo alla L.R. n.66 del 16.08.1975 sulla Educazione Permanente, indicante gli obiettivi e le finalità socio-educative dei Parchi che ebbero lunga vita e risultati eccellenti per quell'epoca.
Che dunque l'istruzione fosse a capo di ogni cosa, Alberto Bombace lo comprese sin da subito, favorendo in seno all'Assessorato Regionale della Pubblica Istruzione l'istituzione del settore dell'Educazione Permanente che non è una materia specifica di attività educative, bensì una strategia educativa di ampio respiro e ricca di articolazioni: dalla alfabetizzazione degli adulti, all'istruzione formale (scolastica, extrascolastica ed indiretta), alla rieducazione (cioè alla educazione ricorrente) degli adulti stessi, anche per evitare l’isolamento nella terza età, con la riappropriazione dei problemi del territorio in termini di cultura, lavoro, salute, servizi, etc. etc.
Egli dette grande valore all'Educazione Permanente intesa - e qui riporto il suo pensiero - come un equilibrato sistema educativo che vede una interdipendenza dei rapporti tra l'uomo e la cultura, nonché tra l'uomo e la società. Temi, questi, molto cari al giovane dirigente che li affrontò con competenza e passione, innovando la materia che non abbandonò mai, come dimostra la denominazione del suo Ufficio negli anni in cui fu a capo della Direzione dei beni culturali, corrispondente al secondo periodo.
2° periodo
Inizia nel 1975, allorquando a seguito della istituzione del Ministero dei beni culturali avvenuta con D.L. 14.12 1974, n.657, convertito in Legge 29.01.1975,n.45, quale ramo distaccatosi dal Ministero della Pubblica Istruzione competente fino allora della materia delle antichità e belle arti, furono emanate - nel quadro di una generale situazione politica in trasformazione - le norme di attuazione dello Statuto della Regione Siciliana, che all’art. 14, lett.n attribuiva alla Regione la competenza esclusiva della materia riguardante (e enuncio testualmente) “la conservazione delle antichità e delle opere artistiche” e alla lett.r. “ le biblioteche e le accademie”. Tali norme sono condensate negli ormai famosi decreti del Presidente della Repubblica n.635 del 30.08.1975 “zn materia di biblioteche e accademie” e n.637 sempre del 30.08.1975 “zn materia di antichità, opere artistiche e musei, nonché di tutela del paesaggio
Intervenute quindi le suddette norme, che aveva seguito nel loro laborioso iter attraverso l’apposita Commissione istituita in data 15.01.1971 e composta dai funzionari regionali Antonino Di Dio, Giuseppe Orlando e Nicola Grillone, e dopo in Commissione paritetica Stato-Regione, il nostro Alberto Bombace, pieno di entusiasmo comprese che bisognava operare in Sicilia con una nuova legislazione che prendesse il meglio del passato, migliorando la gestione dei beni culturali ed ambientali.
Mi sembra superfluo dire che l’attività di Alberto Bombace in questo periodo si identifica con la storia dei beni culturali in Sicilia.
Appassionatosi alle nuove problematiche che imponeva il trasferimento delle competenze dallo Stato alla Regione, partecipò attivamente ad incontri, convegni, seminari, anche a livello universitario. E’ di grande rilievo il convegno organizzato dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’università di Palermo dal 10 al 12 marzo 1976, con un dibattito politico-culturale, che vide contrapposti i diversi orientamenti per una nuova legislazione sui beni culturali.
Per la riforma dell’intero settore vi furono ben 6 disegni di legge che unificati dettero vita alla legge regionale n.80 dell’1.08.1977, riguardante le “Norme per la tutela, la valorizzazione e l’uso sociale del beni culturali ed ambientali nel territorio della Regione”
Legge assolutamente rivoluzionaria, laddove il nostro Alberto Bombace ebbe un ruolo di primaria importanza, avendo potuto far riportare nel testo legislativo quelle che erano le sue idee costanti sul patrimonio culturale, con significato interdisciplinare, comprendente come novità assoluta e precorritrice di ulteriori leggi nazionali, i beni naturali e naturalistici, nonché i beni etno- antropologici
Si può ben dire che la L.R.80/1977 nel definire “bene culturale” qualunque testimonianza di civiltà, ha segnato una svolta fondamentale ed ha caratterizzato la politica culturale della Regione Siciliana negli anni successivi, puntando non soltanto alla tutela, intesa come conservazione e restauro, ma anche alla valorizzazione per una più ampia fruizione dei beni stessi, iniziando altresì una politica di “promozione culturale” finalizzata all’utilizzazione corretta dei beni culturali in genere.
E fu proprio con questa legge che l’Assessorato Regionale della Pubblica Istruzione prese il nome di Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali e della Pubblica Istruzione, con la istituzione di 2 Direzioni:
1) della Pubblica Istruzione
2) dei Beni Culturali ed Ambientali e dell’Educazione Permanente
Preposto a quest’ultima Direzione, Alberto Bombace prese subito coscienza che bisognava lavorare per dare attuazione alla legge 80/77, soprattutto per quanto riguardava l’assetto amministrativo- burocratico delle nuove Istituzioni: le Soprintendenze per i beni culturali ed ambientali, una per ogni provincia, unica ed articolata in sezioni tecnico-scientifiche in relazione alla natura e caratteristiche del bene; i Musei con funzioni autonome; le Biblioteche Regionali; i Centri “per l’inventario e la Catalogazione” e “per la Progettazione ed il Restauro”.
Con la sua illuminata passione attivò incontri personali e di gruppo con i tecnici dell'Amministrazione dei beni culturali (Soprintendenti e funzionari della materia) per comprendere i veri problemi che affliggevano le “vecchie” Soprintendenze settoriali, quasi del tutto depauperate di personale, impegnandosi al massimo per dare attuazione all’art.24 della L.R.80/77 per disciplinare la struttura, il funzionamento e l’organico delle nuove istituzioni, coinvolgendo l’Assessore pro-tempore, Onde Luciano Ordile, per fare approvare all’ARS il d.d.l. divenuto poi Legge Regionale 7.11.1980, n.116, con la istituzione del “Ruolo del Personale
dell’Amministrazione dei beni culturali ed ambientali”, secondo apposite tabelle in detta legge allegate, oggi non più valide per sopravvenute leggi sul Personale.
(Spiace osservare che non esiste più il ruolo tecnico che qualificava la persona nell’adempimento del suo lavoro)
Nell’intento di non ghettizzare la cultura ed il patrimonio culturale dell’isola furono frequenti i rapporti con il Ministero per i beni culturali per ottenere un interscambio di funzionari tecnici, sia pure per provvedere all’avvio delle nuove strutture, ma per il diniego assoluto del Ministero il novello Direttore si mise subito all’opera per reperire le risorse umane qualificate per il funzionamento dei nuovi Organi periferici.
Dotato di grande carisma e di non comuni capacità organizzative, Alberto Bombace seppe essere di impulso per far portare a termine numerosi concorsi, senza l’aiuto di computers, ma solo con l’intenso lavoro e l’abnegazione di funzionari volenterosi, spinti dall’entusiasmo trasmesso dal Direttore.
Fu un lavoro lungo e faticosissimo, ma necessario per l’immissione in ruolo di svariate centinaia di dipendenti tecnici e non, indispensabili per poter assicurare l’azione di tutela dei beni culturali, dando vita principalmente al difficile avvio delle Soprintendenze Uniche, come certamente ricorderà e potrà testimoniare l’allora capo del personale dott. Nicola Cusumano qui presente.
Nel frattempo, in qualità di componente del Consiglio Regionale per i beni culturali ed ambientali (costituito con D.P.Reg. del 21.07.1978), si adoperò in tutti i modi per l’elaborazione, in concorso con l’Assessorato Reg. BCA e P.I., dello “Schema del Piano Regionale per la tutela, la valorizzazione dei beni culturali ed ambientali e la loro fruizione sociale” in attuazione dell’art.6 della L.R.80/77, di cui - ritengo - parlerà più ampiamente il Prof. Leonardo Urbani.
Devo però precisare che tale laboriosissimo “Piano” che ha visto la partecipazione diretta di illustri docenti universitari, per le diverse materie, approvato dal medesimo Consiglio nella seduta dell’11.02.1982 non è stato mai esitato dalla Giunta di Governo e pertanto non ha mai avuto attuazione. E bisogna anche dire che quelle linee linee di programma del “Piano” sono state ampiamente superate da leggi specifiche di intervento sui beni culturali.
E tuttavia, nella piena consapevolezza che prima di procedere alla tutela è necessario pervenire alla “conoscenza” dei beni, Alberto Bombace, nelle more dell’avvio delle Soprintendenze Uniche, in mancanza di tecnici regionali, i cui concorsi non erano ancora perfezionati, volle l’affidamento all’università di Palermo, quale massima autorità all’epoca, del censimento delle nuove categorie di beni: più particolarmente, il censimento e la catalogazione dei beni naturali e naturalistici fu affidata al Prof. Giovanni Liotta, mentre per il censimento e la catalogazione dei beni etno-antropologici furono interessati, in prima battuta, il Prof. Antonino Buttitta ed il Prof. Aurelio Rigoli.
Le schede, allora cartacee, furono consegnate al Centro per l’inventario e la Catalogazione e costituirono il I nucleo di documentazione che, incrementato negli anni dal lavoro delle Soprintendenze fino al 1988, dette vita allo “Atlante dei beni culturali ed ambientali 1988” pubblicato dallo stesso Centro nell’anno 1991, indicante altresì le carenze della catalogazione dell’immenso patrimonio culturale dell’isola.
Per quest’ultimo motivo furono bene accolte le cospicue risorse finanziarie statali di cui all’art.15 della legge 41/86 e seguenti, destinate allo sfruttamento dei cosiddetti “giacimenti culturali” con un globale progetto di precatalogazione che ha comportato per Alberto Bombace un laborioso lavoro ed impegno, di cui rimangono cospicue tracce nell’archivio personale, e frequenti contatti con il Ministero BCA che ha direttamente affidato i lavori da eseguire con le nuove tecnologie informatiche a diverse Società o Consorzi (Pinakos, Lexon, Skeda, Orao, etc.).
Devo aggiungere che per il completamento dell’opera ai finanziamenti statali seguirono i finanziamenti regionali, anche a discapito della catalogazione scientifica (che normalmente veniva assicurata con i fondi ordinari di bilancio) quale precipuo compito delle Soprintendenze, ai sensi dell’art. 13 della L.R.80/77, per la precisa conoscenza del bene, prima di eventuali interventi di conservazione e/o di restauro.
E sempre nelle more dell’avvio delle nuove Soprintendenze, Alberto Bombace, fervido assertore della interdisciplinarietà dei beni culturali, con decreto n.1123 del 3.05.1979, firmato dall’On.le Luciano Ordile in qualità di Assessore del ramo, (a quei tempi tutti i decreti venivano firmati dall’Assessore evidentemente su proposta del Direttore) fece istituire un apposito “Comitato”, a titolo del tutto gratuito, composto da docenti universitari (Liotta, Bonacasa, Calandra, Columba, Cappadona, Di Martino) per “lo studio, la programmazione, il coordinamento delle iniziative e delle misure di prevenzione e difesa dagli attacchi di natura biologica e abiologica ai fini della salvaguardia del nostro patrimonio culturale” (Si ricorda ad esempio il grande lavoro del Prof. Liotta sul soffitto di questa stessa Biblioteca, sul Duomo di Monreale, sul Duomo di Nicosia, all’interno della Cappella Palatina etc. etc.)
E con il Ministero per i beni culturali instaurò solidi rapporti mediante una serie di convenzioni con i diversi Istituti Centrali, quali:
a) I.C.P.L. (Istituto Centrale per la Patologia del Libro) = Convenzione firmata in data 4.5.1984 per un corso di restauro del materiale cartaceo e membranaceo, regolarmente svolto, riservato al personale dell’Amministrazione regionale dei beni culturali per la qualifica di “assistenti restauratori”.
b) I.C.R. (Istituto Centrale del Restauro) = Convenzione firmata il 25.2.1987 con la quale si
autorizzava il Centro Regionale per la Progettazione ed il Restauro ad organizzare Corsi per l’insegnamento del restauro, il cui Bando, già predisposto dal Centro stesso di concerto con il Ministero, a seguito del trasferimento di A.Bombace ad altro Assessorato , è stato successivamente ignorato. Devo però precisare che il Centro del Restauro, prima sotto la Direzione deH’arch.
Guido Meli, poi successivamente della dott. Adele Mormino, ed attualmente della dott. Enza Cilia, ha poi aperto i rapporti con l’Università di Palermo per Corsi di restauro presso la propria istituzione, con risultati abbastanza positivi.
c) I.C.C.D. (Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione) = Convenzione firmata in data 20.02.1989 per un rapporto di collaborazione e indirizzi generali intesi alla elaborazione automatizzata dei dati mediante tecnologie informatiche con il Centro Regionale per l’inventario e la Catalogazione.
d) I.C.C.U. (Ufficio Centrale per il Catalogo Unico e le informazioni bibliografiche per un Progetto speciale per il servizio bibliografico (S.B.N.). Convenzione non subito perfezionata.
Ed inoltre con gli Uffici dello stesso Ministero B.C.A.:
e) Ufficio Centrale per i Beni Archivistici = Convenzione firmata in data 28.06.1989 con la istituzione di un Gruppo di lavoro per un collegamento informativo e conoscitivo presente fra Stato e Regione.
f) Servizio Tecnico per l’archeologia subacquea del Ministero BCA , considerata la sezione di archeologia sottomarina istituita presso il Centro Regionale per la progettazione ed il restauro, dove si sono tenute diverse riunioni con i massimi esponenti del Ministero per usufruire dell’Albo degli archeologi subacquei al fine di adottare tutte le misure per un censimento delle coste che presentano relitti nelle profondità marine.
La istituzione di apposita stazione subacquea presso il Museo di Lipari (ai sensi dell’art.13, lett.g) della L.R. 116/80 fu dunque una felice intuizione di Alberto Bombace e fu da lui sentita come una necessità per la conoscenza e la conseguente salvaguardia del patrimonio sommerso. Necessità ingranditasi nel tempo, come dimostra la istituzione nel 2004 della Soprintendenza del Mare che attualmente, sotto la direzione del dott. Sebastiano Tusa, opera egregiamente per la protezione ed il recupero deU’immenso patrimonio archeologico sommerso.
Ebbe rapporti anche con il Poligrafico dello Stato per i “servizi aggiuntivi” nei vari istituti museali. Alla convenzione del 1987, non più valida, furono apportate nel 1992 alcune modifiche predisposte di concerto con il Ministero, ma anche qui per il suindicato trasferimento, la convenzione non ebbe seguito. Oggi i servizi aggiuntivi sono affidati diversamente.
Negli anni caldi della Sua Direzione, fu possibile per Alberto Bombace assicurare una serie di interventi di tutela sui beni culturali, sia mediante l’apposizione di vincoli di importante interesse, sia mediante acquisizione anche a seguito di espropriazioni.
Non è una esagerazione dire che in quegli anni furono posti centinaia di vincoli d’importante interesse ai sensi della legge 1089 del 1939, salvando così dalla distruzione numerosi edifìci. A mo’ di esempio vorrei ricordare Palazzo Zito, sede della Fondazione Banco di Sicilia, pronto ad essere venduto, per la sua trasformazione, ed oggi vanto della stessa Istituzione.
Instancabile fino all’eccesso e superate diverse difficoltà burocratiche, riuscì a fare acquisire alla Regione alcuni edifici monumentali di primaria importanza architettonica e storico-artistica, ai fini della loro conservazione, valorizzazione e fruizione sociale, dopo un appropriato restauro conservativo, idoneo all’uso. Basterebbe ricordare l’acquisto ed il restauro di buona parte dell’ex Albergo delle Povere , oggi sede di Mostre ed eventi culturali, nonché sede del Nucleo speciale dei Carabinieri per la Tutela del patrimonio artistico e storico della Sicilia, fortemente sostenuto da Alberto Bombace per contrastare il dilagare dei furti di opere d’arte ed il fenomeno del commercio clandestino dei beni culturali in genere, il Palazzo Montalbo, sede del Centro Regionale per la progettazione, il restauro e per le scienze naturali ed applicate ai beni cultural, la Villa Favaloro in Piazza Virgilio, sede del Centro Regionale per l’inventario, la catalogazione e la documentazione grafica, fotografica, aerofotografìca, audiovisiva, il Palazzo Riso, oggi destinato a Museo dell’arte contemporanea, etc. etc.
Ma non solo, riuscì a salvare dal degrado e dall’incuria, mediante l’acquisizione al demanio regionale, anche una porzione del Castello di Maredolce, il Teatro S.Cecilia, Villa Napoli, , la collezione Martorana di carrozze d’epoca, tutti a Palermo, nonché il Museo del Carretto a Terrasini, la Casa Museo di Antonino Uccello a Palazzolo Acreide, il Castello Svevo di Augusta, la collezione di monete greche Pennisi-Floristella di Acireale, la collezione malacologia a Terrasini, ed altro ancora, troppo lungo da elencare.
Nel campo della “conservazione”, quindi, Alberto Bombace seppe indirizzare le risorse economiche per un rigoroso restauro inteso al ripristino dei Monumenti e/o alla lettura delle opere d’arte, quest’ultime sparse soprattutto nei numerosi edifici religiosi.
Da non sottacere l’importanza che dette alla ricerca archeologica nel territorio, che è l’elemento essenziale per la conoscenza delle radici della nostra civiltà, e alla valorizzazione dei siti archeologici anche con la previsione della istituzione di “Parchi archeologici”, intesi come spazi di particolare valenza quali Musei all’aperto.
Ebbe anche un significativo ruolo nella predisposizione della L.R.17 del 15.05.1991, e favorì la istituzione, mediante convenzione con l’Università, della “Scuola diretta a fini speciali per operatore tecnico-scientifico dei beni culturali, settore archeologico” che si svolgeva ad Agrigento dagli anni 1991-92 in poi.
Per quanto riguarda le Biblioteche lascerò che siano i bibliotecari, il cui intervento è previsto nel pomeriggio, ad illustrare l’interesse di Alberto Bombace per il potenziamento e lo sviluppo delle Istituzioni divenute Regionali.
Immane altresì lo sforzo di Alberto Bombace per una politica di iniziative culturali, quali le Mostre (il cui elenco sarebbe troppo lungo per essere trascritto) che hanno lasciato il segno, sia per il rigore scientifico secondo specifici progetti delle Soprintendenze per i beni culturali ed ambientali e/o dei Musei Regionali, sia per la bellezza dei materiali presentati, spesso per la prima volta, per una pubblica fruizione ad una collettività a volte ignara di avere tanti tesori nella propria terra.
Basterebbe sfogliare “Sicilia da leggere” per avere un’idea di quanto è stato fatto nel periodo della Direzione di Alberto Bombace.
Quale evento culturale di grande importanza vorrei ricordare la “Prima Conferenza sui Beni Culturali e Ambientali” tenutasi a Palermo dal 17 al 20 aprile 1991 presso l’Albergo dei Poveri, che con il titolo “Memoria e Sviluppo” poneva il punto su quanto operato e su quanto ancora rimaneva da fare. In quella occasione Alberto Bombace pubblicò, a cura dell’Accademia di Scienze Lettere ed Arti di Palermo il suo “Rapporto” su tutta la materia con il significativo titolo “La Regione Siciliana e i Beni Culturali e Ambientali”, in cui passa in rassegna gli ultimi 15 anni, pubblicazione rimasta ancora oggi come punto di riferimento per quanto accaduto nell’Amministrazione Regionale fino al 1991.
A questa stessa Accademia Nazionale fu affidato il compito di pubblicare i “BCA Sicilia”, quale Bollettino d’informazione trimestrale per la divulgazione dell’attività degli Organi dell’Amministrazione per i Beni culturali e ambientali della Regione Siciliana, la cui collana iniziata nel 1980 si interruppe nel 1995.
Conscio dell’importanza della centralità della Sicilia nel Mediterraneo, aprì il dialogo con i Paesi del bacino del Mediterraneo, pervenendo ad un protocollo d’intesa con la Tunisia in data 10.07.1990 per la collaborazione nella valorizzazione dei beni culturali, nonché alla formazione di un gruppo di lavoro congiunto tra la Biblioteca Nazionale di Tunisi e la Biblioteca Centrale Regionale di Palermo, con una convenzione datata 30.09.1990.
Per la sua apertura mentale , mi piace qui ricordare che, dopo accordi con la Curia di Palermo per la cessione alla regione della Chiesa sconsacrata di S.Paolino dei Giardinieri in Via Celso, Alberto Bombace procedette in data 7.11.1990 alla consegna della Chiesa stessa al Governo Tunisino per essere adibita a Moschea. A quell’epoca ci fu grande risonanza dell’avvenimento.
Dette il Suo appoggio per l’Università itinerante euro-araba ed il progetto del Museo dell’IsIam nell’edificio della Zisa. Amico sincero del sen. Ludovico Correo, con il quale divideva le idee sulla centralità della Sicilia nel Mediterraneo, ebbe con Gibellina particolari rapporti, sia per quanto riguarda il ciclo delle “Orestiadi”, sia per la costituzione del Museo del Costume Mediterraneo e del Museo etno-antropologico.
Il Suo interesse sempre vivo per l’Educazione Permanente lo porterà a sostenere con impegno la revisione della materia che, già disciplinata con la L.R.66/75 è stata innovata con la L.R. 16/79, nella convinzione che la promozione culturale è la premessa per diffondere ogni tipo di cultura; dalle attività musicali, alle iniziative artistico-culturali promosse da Enti e Organizzazioni siciliane, dirette alla diffusione e conoscenza del dramma antico, del teatro contemporaneo, del teatro dialettale siciliano, delle tradizioni popolari e folkloristiche, del teatro dei pupi.
Con tale ultima legge vengono altresì stanziati fondi in favore dei distretti scolastici sulla base di appositi programmi, finalizzati alla promozione culturale ed all’educazione permanente
. La frenetica attività di Alberto Bombace su e per i beni culturali cessò quando nell’ottobre del 1992 fu trasferito all’Assessorato degli Enti Locali
Le annate dei BCA Sicilia pubblicate a cura dell’Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Palermo, come sopra detto, comprovano in maniera incontrovertibile i risultati altamente positivi conseguiti dalla politica regionale di tutela e valorizzazione dei beni culturali della Sicilia durante la Direzione di Alberto Bombace che ne è stato antesignano e appassionato realizzatore.
3° periodo
Transitato nell’ottobre del 1992 all’Assessorato degli Enti Locali apportò, nel campo dell’assistenza, notevoli innovazioni, cercando di regolarizzare, in tempi abbastanza brevi, la caotica amministrazione delle IPAB (Istituto Pubblico di Assistenza e Beneficenza), determinandone la chiusura nei casi di mancata attività, riducendo così il numero a quelle effettivamente operanti valorizzandone nel contempo le potenzialità istituzionali.
Contemporaneamente come Direttore degli Affari Sociali, nel rispetto della legge nazionale 11 agosto 1991, n.266, dette attuazione alle nuove “Norme sulla valorizzazione dell’attività di Volontariato” in Sicilia, giusta L.R. 07.06.1994, n.22 che istituiva altresì l’Osservatorio Regionale sul Volontariato, del cui Organismo era Vice Presidente.
Inoltre, dette il suo massimo contributo allo schema del “Piano Triennale dei servizi socioassistenziali” 1995-1998 riguardante gli Asili nidi, le Case di Riposo, le Comunità alloggio etc. - Tale “Piano”, almeno fino alla sua presenza come Direttore, non ebbe attuazione.
La Sua poliedrica natura, alla scoperta sempre di nuove iniziative, lo portò a sperimentare nuovi sistemi di aggregazione tra le varie categorie sociali (minori, anziani e disabili) mediante specifici progetti mirati, da realizzarsi nelle varie Opere Pie (IPAB) che avessero determinati requisiti.
Un esempio palese di questa politica di aggregazione sociale è il progetto pilota triennale denominato “Oikos”, la cui attuazione venne affidata aH’Opera Pia Istituto Pignatelli Principessa di Roviano, di Palermo, dove è stato istituito un Centro Diurno idoneo ad accogliere fasce di utenza diversa, dai minori a rischio di emarginazione sociale, ai disabili, agli anziani, consentendone una contemporanea presenza a fini altamente sociali.
Per quanto breve sia stata la sua permanenza presso quest’ultimo Assessorato, e cioè fino al 1997, si può affermare che il nostro Alberto Bombace ha lasciato tracce considerevoli della Sua attività che gli operatori del settore ancora oggi ricordano.
4° periodo
Lasciata la Direzione degli Affari Sociali dell’Assessorato degli Enti Locali, Alberto Bombace, già Commissario del Liceo musicale “Bellini” di Catania, e conoscitore del maggiore Ente Lirico della città etnea, fu nominato, con decreto del Presidente della Regione n.86 del 27 marzo 1997 (non immediatamente esecutivo) Soprintendente del Teatro Massimo Bellini di Catania che fece diventare il centro focale della cultura musicale nella Sicilia Orientale, promuovendo spettacoli di grande spessore, anche all’estero, ma soprattutto, creando una serie di scambi con altre Istituzioni e con il vasto pubblico del Mediterraneo.
Non voglio dilungarmi su tale argomento, convinta che il successivo intervento del dott. Gaetano Pennino potrà meglio illustrare questa fase di attività di Alberto Bombace
Riuscì anche ad ottenere i giusti finanziamenti per il recupero del Teatro Sangiorgi di Catania che oggi è ampiamente utilizzato per operette, spettacoli musicali, concerti per giovani, etc.
Vorrei aggiungere che per un certo periodo, ha svolto anche le funzioni di Vice Commissario del Comune di Catania, quando il Sindaco Enzo Bianco fu chiamato a Roma per ricoprire la carica di Ministro.
Questi i quattro periodi di attività nella pubblica amministrazione di Alberto Bombace , che trovano riscontro, in massima parte, nell’archivio personale, laddove fra l’altro non risultano i numerosissimi incarichi svolti nell’esercizio delle sue funzioni, ed anche al di fuori di queste.
Ritengo infine di dover ancora dire che Alberto Bombace è rimasto uno dei simboli di buona amministrazione, un esempio da seguire per la creatività, la fantasia, la professionalità che poneva in ogni cosa mediante il suo eccezionale vigore intellettuale, lasciando un’impronta indelebile di raro talento.
E vorrei chiudere con le parole che il Prof. Giarrizzo ebbe a dire di Alberto Bombace, pubblicato su un quotidiano locale, in occasione della sua scomparsa: “Fu di una produttività coinvolgente che ne fa un protagonista”. Ma noi non possiamo rimanere ancorati al passato, anzi sulla scorta delle più significative esperienze, dobbiamo rinnovarci per migliorare sempre e di più, ed in questo senso io rivolgo i miei speranzosi auguri alle Istituzioni qui presenti e a voi tutti.
Palermo 08.11.2013
Maria Teresa Curro