Alberto Bombace
Nato a Comiso, paese dell'entroterra ragusano nel marzo del 1934, conseguita la maturità classica e la laurea in giurisprudenza, Alberto Bombace entrò ben presto nei ruoli dell'Assessorato regionale della Pubblica Istruzione, dove iniziò la propria attività istituzionale, distinguendosi ben presto tra i giovani funzionari della burocrazia regionale, per la particolare attenzione dedicata allo sviluppo della scuola in Sicilia ed alla relativa incidenza sociale sul territorio isolano, soprattutto poi nel delicato momento di trasformazione dell'ordinamento scolastico italiano conseguente all'emanazione nel 1973 dei Decreti Delegati ed al profondo, derivante cambiamento della scuola italiana.
Estremamente interessato alle problematiche di natura didattica scaturenti dall'applicazione dei suddetti Decreti ed alle nuove dialettiche di natura anche sociale, che in quegli anni iniziavano a delinearsi ed istaurarsi nel nuovo rapporto alunno - docente -società, Alberto Bombace sostenne e promosse con estrema determinazione, la costituzione in seno all'Assessorato della Pubblica Istruzione, di un mirato settore dedicato all'emergente tematica dell'Educazione Permanente, nel cui ambito seguì con crescenti entusiasmo e impegno, le problematiche connesse con le ancora esistenti sacche di analfabetismo degli adulti e con la costituzione e la gestione dei Parchi Robinson, istituiti con la LR 66/75, ai fini dello sviluppo sociale e culturale dei cittadini.
Nel 1975, a seguito della promulgazione dei DPR n.635 e n.637, che sancivano il trasferimento delle competenze in materia di Beni culturali dallo Stato alla Regione, si appassionò talmente alle nuove problematiche connesse con la gestione dei Beni culturali in Sicilia, impegnandosi così tenacemente ed ad ampio raggio al costruttivo sviluppo del nuovo settore dei Beni Culturali in Sicilia, che ben presto si pervenne ad una profonda e radicale trasformazione, concettuale prima, amministrativa poi dell'intero settore, concretizzatesi nella “storica" Legge quadro n.80 del 1977 - da Alberto Bombace fortemente voluta, motivata e sostenuta anche in ambito politico - cui poco dopo fece seguito l'ulteriore, non meno rilevante LR n.116 del 1980, con cui venne data pratica attuazione alla precedente Legge. L'innovativa e rivoluzionaria tematica dell'interdisciplinarietà dei "Beni" nell'ambito dell'unitarietà del patrimonio culturale siciliano, che connotava la nuova organizzazione del settore dei Beni culturali ed ambientali e che Alberto Bombace, con precursoria lungimiranza, aveva tenacemente voluto improntasse la legge 80/77, integrava inscindibilmente il singolo "Bene" nel territorio di appartenenza, contestualizzandolo e collegandolo ai fini della tutela, della valorizzazione e della fruizione - gangli nodali che supportavano la Legge n 80 - ad altri Beni territorialmente presenti, in un'unicità concettuale del patrimonio culturale isolano, sino a quel momento sconosciuta.
In tale ottica, Alberto Bombace aveva già da tempo avviato - coinvolgendo in ogni attività progettata, figure intellettuali di altissimo profilo culturale e professionale - una lunga serie di interventi finalizzati alla tutela, al restauro, alla valorizzazione ed alla fruizione di beni culturali, curando con la passione di sempre l'acquisizione da parte della Regione di edifici di particolare importanza per la storia dell'architettura in Sicilia, salvandoli dal degrado e dall'incuria a mezzo di un appropriato restauro conservativo idoneo alla loro valorizzazione con conseguente fruizione e/o uso sociale. Valgano, solo come esempio, l'acquisto ed il restauro di buona parte dell’ex Albergo delle Povere, oggi sede di Mostre ed eventi culturali, nonché sede del Nucleo speciale dei Carabinieri per la Tutela del patrimonio artistico e storico della Sicilia, fortemente sostenuto da Alberto Bombace per contrastare il dilagare dei furti di opere d'arte ed il fenomeno del commercio clandestino dei beni culturali in genere, la Villa Favaloro in Piazza Virgilio già sede del Centro Regionale per l'Inventario e la
Catalogazione dei beni culturali, il Palazzo Montalbo, sede del Centro Regionale per la Progettazione ed il Restauro, il Palazzo Riso, attualmente destinato a Museo dell’arte contemporanea, etc. etc.
Inoltre è intervenuto con l'espropriazione di terreni di interesse archeologico, quale presupposto per la definizione e la creazione di "Parchi archeologici",
oltre che promosso l'apertura di musei etnoantropologici, programmato centinaia di mostre con stampa dei relativi cataloghi e pubblicazioni di varia natura sui Beni culturali.
La formulazione della nuova normativa, nel dettare "Norme per la tutela la valorizzazione e l'uso sociale dei Beni culturali ed ambientali, nel territorio della Regione siciliana", dotò la Sicilia di un innovativo e rivoluzionario strumento legislativo che consentì di delineare e caratterizzare un più razionale ed organico assetto gestionale del settore, comportando anche una profonda rimodulazione delle risorse umane e strutturali dell'apparato amministrativo, permettendo una più efficiente gestione del patrimonio culturale, configurandosi inoltre quale polo di riferimento normativo di nuove, più moderne tematiche, successivamente oggetto di forti riflessioni anche in ambito nazionale.
Contestualmente all'emanazione della citata normativa infatti, Alberto Bombace, neo Direttore del nuovo Assessorato dei Beni culturali ed ambientali, tracciava ed affrontava nuovi e lungimiranti percorsi culturali, che incisero e caratterizzarono ben presto profondamente il settore dei Beni culturali, pianificando ed organizzando con infaticabile costanza e la propria carismatica "presenza" ad ogni evento, dibattiti, convegni, seminari, mostre, censimenti di peculiari tipologie di Beni.
Fu l’artefice di Convezioni stipulate con Enti Culturali ed Università, partner privilegiati questi ultimi per l'attuazione di attività e progetti culturali che si configurarono, ed ancora oggi vengono "letti", quale propulsivo ed incisivo corollario culturale alle tematiche accese in Sicilia dalla normativa emanata e da una scaturente, nuova sensibilità intellettuale verso lo straordinario patrimonio culturale autoctono. Invero la "rivoluzionaria" concezione unitaria ed interdisciplinare dei Beni culturali, sancita dalla L.R.n 80/77 - specularmente evincibile dalla nuova struttura di Soprintendenza, non più organizzata secondo rigida concezione monotematica, ma strutturata su base provinciale ed articolata in sezioni tecnico scientifiche, ciascuna corrispondente ad ogni singola tipologia di "Bene"- consentiva infatti, una più ampia, omogenea, globale visione dei Beni culturali, oltretutto ampliati con l'introduzione di due nuove tipologie : i Beni "naturali e naturalistici" e i Beni "etno-antropologici" che si affiancavano ai tradizionali Beni culturali, storicamente oggetto di tutela.
Qualche anno dopo, nel 1984 siglava una Convenzione stipulata tra la Regione siciliana-Assessorato BB.CC.AA.e P.l. ed il Ministero per i Beni culturali e ambientali-Ufficio centrale per i Beni librari..., in virtù della quale la Regione, attraverso le proprie strutture ...aderiva al progetto relativo alla creazione del Sistema Bibliotecario Nazionale (SBN) "...con propria struttura operante nella Biblioteca centrale della Regione".
La partecipazione al SBN, consentì di avviare presso la BCRS, il Polo SBN -Sicilia e di far parte della più consistente rete informatica delle biblioteche italiane, coordinata dall'Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU), cui oggi partecipano migliaia di biblioteche di diversa tipologia: statali, di enti locali, universitarie, scolastiche, di accademie ed istituzioni pubbliche e private, riunite in Poli locali costituiti da un insieme più o meno numeroso di biblioteche che gestiscono con procedure automatizzate tutti i loro servizi.
Consapevole dell'importanza della centralità della Sicilia nel Mediterraneo, con la sua lungimiranza, ritenne opportuno aprire contatti culturali con i Paesi dirimpettai attraverso protocolli d'intesa con il Marocco e la Tunisia e con quest'ultima procedette alla formazione di
un gruppo di lavoro congiunto tra la Biblioteca Nazionale di Tunisi e la Biblioteca Centrale
Regionale di Palermo.
La direzione dell’Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali e dell'Educazione Permanente da parte di A.Bombace, si è snodata per circa un ventennio - di cui è stato l'indiscusso protagonista - contraddistinto oltre che dai riscontri operativi, qui solo in parte esaminati e, per ovvi motivi, ampiamente semplificati, anche da peculiare competenza e impegno, da costruttivo entusiasmo, da intelligente e lungimirante intuito manageriale che ne hanno improntato il lungo ed articolato percorso umano e professionale, sicchè
trascorsi appena due mesi dalla prematura scomparsa avvenuta il 2 settembre 2003, l'Assessorato regionale dei Beni culturali e ambientali e della Pubblica Istruzione, , con D.A. n.7840 del 17.10.2003, determinava l'intitolazione della Biblioteca centrale della Regione siciliana ad Alberto Bombace.