Introduzione di Elena Riccio

Diversissimi sono i caratteri della personalità di Leonardo Sciascia cui la critica, nel corso dei decenni, ha fatto le pulci; una personalità complessa, sfaccettata, tenuta assieme da principi civili e valori morali, evoluti e consolidati nel tempo, che emerge limpidamente dalla sua cospicua produzione libraria. I lettori che vorranno però addentrarsi ancor più in profondità nel pensiero di questo scrittore, le cui riflessioni suonano oggi più di ieri necessarie, non potranno fermarsi alla pur indispensabile consultazione degli scritti raccolti in volume. La produzione dispersa di Leonardo Sciascia, alla promozione della quale la presente opera di ricognizione si propone di dare un contributo, non può essere considerata come il semplice sfondo di un quadro che complessivamente restituisce il panorama del pensiero dell’autore attorno a temi che la critica individua da sempre come centrali nella poetica autoriale, quali potere, giustizia e verità. È negli scritti dispersi difatti che viene dettagliata, nutrita, sostanziata anche di elementi legati alla cronaca e all’attualità dell’epoca, la riflessione di Sciascia attorno ai temi fondanti la propria scrittura e, soprattutto, è solo attraverso i suoi scritti dispersi, calati nel contesto degli anni della vita dello scrittore, che è possibile tracciare con chiarezza il perimetro entro cui la voce di Sciascia echeggiava nel dibattito pubblico e misurare il peso che quest’ultima assumeva proprio attorno ai temi di cui sopra. Fermarsi alla conoscenza delle opere in volume, nel caso di Sciascia come in molti altri della letteratura italiana del secondo Novecento, significa scivolare nel rischio di generalizzarne il pensiero intellettuale, trascurando la necessità di circostanziarlo, cioè di svilire, sminuire, trasformare in banalità oracolare la ricchezza di ragionamento che uno scrittore metodico ed informato, quasi ossessionato (e per ragioni etiche) dal riscontro documentario, ancorato fortemente alla realtà, come era Sciascia, ha offerto ai lettori nel corso di un’intera vita.

Nel solco della riflessione sinora condotta si inserisce la ricognizione operata dalla Biblioteca Centrale della Regione Siciliana in merito agli scritti di Leonardo Sciascia apparsi sul giornale “L’Ora”, attualmente circoscritta ai 151 articoli apparsi sul quotidiano nel decennio compreso tra il 1955 e il 1965. La collaborazione di Leonardo Sciascia con “L’Ora” prese avvio nel 1955 e, alternando periodi di più e meno fitta produzione – nei quali si inserisce la non trascurabile realizzazione della rubrica “Quaderno” tra il 1964 e il 1968, si concluse solo 34 anni dopo, con la scomparsa dello scrittore all’età di 68 anni. La BCRS dispone, grazie sia ai diritti di stampa istituzionalmente acquisiti sia alle donazioni effettuate dalla redazione del giornale palermitano in seguito alla cessazione delle pubblicazioni, di un nutritissimo archivio. La ricchezza del patrimonio bibliotecario ed archivistico continua a rivelarsi inesauribile, se si considera il fatto che, come in questo caso, proprio a partire dalla consultazione di un archivio come quello dei periodici è possibile ricostruire vicende editoriali che hanno segnato la storia degli intellettuali e del nostro paese. Accedere ai materiali de “L’Ora” custoditi nella Biblioteca palermitana consente, tra le altre cose, di osservare con i propri occhi la longevità della relazione intessuta da Leonardo Sciascia con il giornale, che è poi stata nitidamente condensata dallo scrittore in un commento del 3 aprile 1965: «L’Ora sarà magari un giornale comunista, ma è certo che mi dà modo d’esprimere quello che penso con una libertà che difficilmente troverei in altri giornali italiani».

L’inventario che attraverso questo breve scritto si presenta, assieme alla digitalizzazione, mira a rendere più facilmente accessibile lo sguardo sui materiali che, debitamente descritti, diventano tracce da indagare per chiunque desideri ricostruire, con metodo documentario e in dettaglio, le opinioni di Sciascia su fatti, fenomeni, libri, eventi di cronaca, personaggi che hanno segnato la storia della Sicilia e dell’Italia nel decennio di riferimento. La maggiore accessibilità ai documenti e la valorizzazione di questi ultimi è garantita non solo dalla riproduzione digitale, ma anche dalla scelta di operare un’inventariazione di tipo analitico: i criteri descrittivi di ciascun documento non comprendono difatti soltanto informazioni legate alla data e al luogo di pubblicazione o al titolo dell’intervento, ma anche all’argomento trattato da Sciascia; queste ultime informazioni sono fornite dettagliatamente attraverso degli abstract e sinteticamente attraverso una selezione di keywords, entrambi elementi inclusi nella ricognizione che si pubblica in questa sede. È bene ricordare a chi si accinge a consultare i materiali, che, come spesso accade in circostanze di ricostruzione documentaria, il lavoro va sempre considerato anzitutto come circoscritto a una precisa raccolta, che nel nostro caso è quella del posseduto della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana di Palermo, e inoltre come perfettibile: si precisa che alcuni articoli di Sciascia contenuti nella presente ricognizione possono essere stati pubblicati, identici o con varianti, in edizioni straordinarie del giornale non possedute dalla biblioteca e pertanto non incluse nell’inventario qui pubblicato.

Elena Riccio