“Conversazioni sugli scrittori del Novecento”

Biblioteca centrale della Regione siciliana "A. Bombace" - Palermo

- Incontri

conversazione_scrittori_novecento ■ Luogo: Sala delle Missioni della Biblioteca centrale della Regione 

 ■ Data: 29 febbraio, il 12 e il 26 marzo

 ■ Orario: ore 16.30 

 ■ Categoria: Incontri


 Saluti

 Margherita Perez, Direttrice della Biblioteca

 29 febbraio
 L’emblema del cristallo: Italo Calvino

 12 marzo
 In viaggio coi Personaggi: Luigi Pirandello

 26 marzo
 Gli indizi di Leonardo Sciascia


CONVERSAZIONI SUGLI SCRITTORI DEL NOVECENTO

L’emblema del cristallo: Italo Calvino

L’emblema del cristallo propone una conversazione con letture da due delle più ammalianti e sottili opere di Italo Calvino: Le città invisibili (1972) e Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979), accomunate dall’avere al centro ciò che lui stesso definisce un “simbolo complesso” (la città nell’una, il libro nell’altra) e opposte nella chiave di fondo, malinconica in un caso e giocosa nell’altro. Affiancandosi e contrapponendosi, i testi offrono una immagine dialettica della personalità dell’autore, diviso per sua stessa ammissione fra una tendenza mercuriale (da cui la fantasia, il gusto del gioco e dell’analogia, le costruzioni nitide e labili) e una tendenza saturnina (da cui la concentrazione, la profondità, lo studio, l’incalzante sentimento della vanità delle cose).

“L’universo si disfa in una nube di calore, precipita senza scampo in un vortice d’entropia, ma all’interno di questo processo irreversibile possono darsi zone d’ordine, porzioni d’esistenza che tendono verso una forma, punti privilegiati da cui sembra di scorgere un disegno, una prospettiva. L’opera letteraria è una di queste minime porzioni in cui l’esistenza si cristallizza in una forma, acquista un senso, non fisso, non definitivo, non irrigidito in una immobilità minerale, ma vivente come un organismo... È in questo quadro che va vista la rivalutazione dei procedimenti logico-geometrici-metafisici che si è imposta nelle arti figurative nei primi decenni del secolo e successivamente in letteratura: l’emblema del cristallo potrebbe distinguere una costellazione di poeti e scrittori molto diversi tra loro.... Io mi sono sempre considerato un partigiano dei cristalli...”
(Italo Calvino. Esattezza. In: Lezioni americane.)

In viaggio coi Personaggi: Luigi Pirandello

A dispetto di una certa fama di autore astruso, sin dai suoi esordi Pirandello ha mostrato una speciale capacità di dialogare col pubblico. Si pensi al fatto che era un beniamino dei lettori già prima che la critica letteraria ne riconoscesse la qualità e l’originalità, o al suo ininterrotto successo sulle scene italiane. Questa fortuna fa sì, però, che Pirandello possa sembrare uno scrittore di cui si sa già tutto, con una “filosofia” della vita nota e facile da apprendere.

Senza rinegarne la forza comunicativa, e la capacità di inventare situazioni fantastiche diventate proverbiali (da Mattia Pascal che va a visitare la propria tomba a Vitangelo Moscarda che inizia guardandosi il naso allo specchio e finisce con lo scoprire che nessuno al mondo è quello che si crede), va però detto che Pirandello è anche un autore sottile, profondo, variegato, che più lo si legge e meno si finisce di scoprirlo.

In viaggio coi Personaggi vuol darne una piccola dimostrazione, cercando di mostrare i nervi e i congegni di una delle sue opere più celebri, i Sei personaggi in cerca d’autore, che nel 1921 rivoluzionò il teatro europeo col suo palcoscenico vuoto e senza scene, con una azione drammatica ipotetica, finta, vera, continuamente riproposta, interrotta, discussa.

Un testo decisamente singolare, in cui lo scrittore personaggio biografico, il capocomico con la sua troupe, e i personaggi lasciati a metà abitano tutti in un medesimo spazio, che comprende il vero studio dell’autore, l’immaginaria sala teatrale del dramma pubblicato, la concreta sala teatrale in cui, davanti a un pubblico in carne e ossa, alcuni attori in carne e ossa fingeranno d’essere attori immaginati e altri fingeranno di essere “entità superiori e più potenti”. Uno spazio ipotetico in cui il piano del discorso cambia continuamente, e così lo statuto e la condizione di chi parla: senza punti fissi, senza certezze preordinate, con un costante, imprevedibile, finissimo cambiamento dei punti di vista. Una delle immagini più ricche e riuscite del modo aperto, mutevole, in divenire, in cui il Novecento europeo ha pensato l’uomo e il suo indecifrabile destino.

Gli indizi di Leonardo Sciascia

Nella letteratura italiana del ‘900 Leonardo Sciascia si è segnalato come il primo (assieme al Gadda del Pasticciaccio) ad aver sottratto il romanzo poliziesco alla letteratura d’intrattenimento e ad averne fatto un genere “serio”, con opere come Il giorno della civetta o A ciascuno il suo.

In verità tutta l’opera di Sciascia, e non solo quella “gialla” e romanzesca, ha il carattere dell’indagine; in ogni suo testo egli sembra andare a caccia di indizi significativi (come fa un buon detective), allo scopo di svelare il lato nascosto, occultato, della realtà sociale, politica, storica. E la piacevolezza che la pagina di Sciascia offre costantemente al lettore si fonda anche sulla capacità dello scrittore di mettere a fuoco il dettaglio non osservato, di analizzarlo, di portare alla luce il sottinteso, il non detto – e di giungere per questa via a una rivelazione della malafede e della sopraffazione che governano i rapporti umani, a una ironica contemplazione delle forme del potere.

Gli indizi di Leonardo Sciascia intende presentare i procedimenti e i temi dello scrittore di Racalmuto, partendo non dalle pagine più note, ma da brani nati come pezzi brevi, concentrati su un unico motivo significativo, tratti da Nero su nero (1979), Occhio di capra (1984), Alfabeto pirandelliano (1986).

Il presupposto di tale operazione è che non vi sia uno Sciascia maggiore e uno minore: la

secchezza e il nitore dello stile, l’acume dello sguardo, il sarcasmo tagliente del commento, il gusto del particolare grottesco e rivelatore si impongono ovunque, mostrando come lo scrittore lavorasse con uguale scrupolo e fantasia a ogni cosa cui metteva mano.

Il carattere breve e autoconclusivo dei brani, la loro varietà di temi e di spunti possono così offrire una introduzione articolata e accattivante all’opera di uno dei maggiori scrittori del Novecento, e dei più rappresentativi della letteratura di siciliani.

Ignazio Romeo, bibliotecario, critico e saggista, già insegnante di Storia del teatro nella Scuola di teatro Teatès, ha pubblicato fra l’altro La casa e la canicola. Saggi su Tomasi di Lampedusa, Sciascia, Piccolo, Perriera (2011), Il pasto impossibile. Teatro, cibo, fame (2014), Prima che passi di mente (2022). Collabora alle riviste palermitane Segno e InTrasformazione.

Cinzia Carraro, diplomata alla Scuola di teatro Teatès di Michele Perriera, ha svolto per anniattività teatrale nelle scuole; attualmente partecipa al progetto DanisinniLab – Laboratorio teatraleDanisinni, diretto da Gigi Borruso.