La Biblioteca
La Biblioteca centrale della Regione siciliana, che ha sede presso l'ex Collegio Massimo della Compagnia di Gesù, assolve tuttora alla funzione primaria per cui fu istituita nel XVI secolo: quella di Domus studiorum, la Casa degli studi.
Collocata sull'asse principale della città, essa si configurò ben presto come "insula" dedicata alla formazione, alle scienze e alle arti. Per oltre quattro secoli, e tra mille vicissitudini, questa vocazione é stata tenacemente perseguita e tramandata da generazioni di docenti, studiosi, bibliotecari, studenti, artisti.
Attualmente é frequentata da centinaia di utenti che ne utilizzano quotidianamente lo straordinario patrimonio che consta di circa un milione di volumi, il più antico dei quali risale al X secolo.
Biblioteca centrale della Regione siciliana è la più recente denominazione di un Istituto sorto oltre duecentotrentasei anni fa nel complesso monumentale costituito dal Collegio Massimo dei Gesuiti e dall’attigua chiesa di S. Maria della Grotta, occupando il nucleo più antico della Domus Studiorum, del quale fu posta la prima pietra il 27 Novembre 1586; tra il 1612 e 1615, iniziarono i lavori per la costruzione della chiesa di S. Maria della Grotta, al confine del muro perimetrale del Collegio.
Con l’Editto del 3 novembre 1767 i Gesuiti furono espulsi dal Regno di Sicilia e, dopo qualche anno, il 31 agosto del 1778, il Sovrano istituì “la Deputazione de’ Regii studii”, con l’incarico di costituire una Biblioteca degna del titolo di Regia, nel Collegio Massimo della disciolta Compagnia di Gesù. La preesistente Biblioteca dei Gesuiti posta all’interno del Collegio Massimo, era ubicata all’interno di una sala sovrastante la volta della chiesa, ma serviva solamente ad uso domestico della Compagnia L’incarico di costituire la Biblioteca Regia fu affidato a Gabriele Lancillotto Castelli, Principe di Torremuzza, una delle più illuminate figure culturali del settecento in Sicilia (fu storico, archeologo, numismatico e componente della Deputazione).
Alla direzione della biblioteca fu posto il padre teatino Giuseppe Sterzinger; al celebre architetto Venanzio Marvuglia fu commissionata una notevole ristrutturazione dell’edificio, tra cui la grande sala posta sul lato sud dell’edificio, oggi Sala di lettura generale della Biblioteca. Il 5 novembre 1782, fu inaugurata la Reale Biblioteca alla presenza del vicerè Domenico Caracciolo, nella sede cinquecentesca del Collegio Massimo dei Gesuiti. Il primo fondo librario su cui si è sviluppato il patrimonio della Biblioteca, fu quello composto con il fondo librario della Biblioteca della Compagnia di Gesù, dopo l’espulsione dei Gesuiti dall’allora Regno di Sicilia; la raccolta, composta da circa 10.000 opere, fu successivamente incrementato dall’acquisizione delle biblioteche dei Collegi gesuitici della Val di Mazara nel 1769. Il Convitto Ferdinandeo fu invece trasformato in ospedale. Giuseppe Scuderi, nella sua storia del Collegio Massimo, riferisce che quando nel 1848 i padri rientrarono nel Collegio, lo trovarono trasformato in ospedale militare «capace di seicento letti, il giardino interno che vi era, abbondante di agrumi, di frutta varie, anche esotiche, e molte piante medicinali per uso della contigua spezieria; tutto fu spiantato, tutto adeguato al suolo, per fare di quel ricinto un piano da esercitarsi le manovre militari... e delle varie fontane che vi erano fu appena lasciata in piedi quella di mezzo... Per riaprire le scuole fummo costretti ad acconciarci nel vuoto locale del Convitto, erano assai danneggiate le fabbriche sue, niente meno che quelle del Collegio, una fuga di stanze nell’appartamento inferiore che da’ verso la porta rustica [Via del Giusino] erano occupati dalla Officina Comunale di Santa Ninfa e tutto il complesso aveva subito ogni genere di devastazione».
Le cronache palermitane ricordano però l’importanza che aveva assunto questo ospedale all’inizio del XIX secolo. Nel 1801 Palermo fu funestata dal vaiolo, una vera e propria strage, con 8.000 morti in città. Nel dicembre del 1798 Ferdinando IV aveva abbandonato Napoli per sfuggire all’invasione francese ed era riparato a Palermo durante l’epidemia di vaiolo del 1801. Rimanendo molto impressionato della grande strage specie di bambini, cercò di affrontare il problema in maniera concreta, sperimentando per la prima volta in Europa, proprio a Palermo il vaccino di massa. Joseph Andrew Marshall, un ufficiale medico inglese, dopo avere vaccinato i soldati inglesi di stanza a Malta con il metodo Jenner, fu chiamato in Sicilia e ricevette l'incarico dai sovrani borbonici, con relativi fondi, di vaccinare i bambini palermitani. Nel giro di alcuni mesi, si cominciò a marzo di quell’anno, e i bambini palermitani vaccinati furono ben 10.000, nell’ex Collegio Massimo adibito a ospedale. Nel 1804 Ferdinando IV, ritornato a Napoli, decise di richiamare la Compagnia di Gesù nel Regno delle Due Sicilie, come baluardo al diffondersi dei nuovi pericolosi principi della rivoluzione francese. Un anno dopo, il 29 giugno 1805, Tommaso Del Carretto riconsegnò ufficialmente ai Gesuiti quanto contenuto all’interno dell’istituto.
Nel 1812, come ricorda una grande lapide posta all’ingresso, si riunirono nella sala di lettura del Collegio Massimo i baroni siciliani e in una seduta solenne abdicarono spontaneamente i diritti feudali proclamando l’indipendenza della Sicilia e votando la nuova costituzione siciliana.
Durante i moti del 1820 le stanze della biblioteca furono testimoni delle deliberazioni della Giunta rivoluzionaria. Nel 1848, a seguito dei moti di Palermo i Gesuiti furono cacciati nuovamente dalla Sicilia, e il Collegio Massimo scampò alle fiamme ma non all’assalto, peraltro non distruttivo dei ribelli. In quell’anno Ruggero Settimo, presidente del Comitato provvisorio del Governo tolse la biblioteca ai Gesuiti, ma nel 1849, alla fine dei moti rivoluzionari, i Gesuiti rientrarono in Sicilia ed ebbero restituita la biblioteca. Nel 1860 con la discesa di Garibaldi in Sicilia i Gesuiti, insieme ai Liguorini furono cacciati una terza volta dalla Sicilia, con il Decreto prodittatoriale di Garibaldi che si riporta qui di seguito:
Decreto Prodittatoriale 17 giugno 1860
Giuseppe Garibaldi, Comandante in capo delle forze Nazionali in Sicilia
Vista la legge del 2 agosto 18481;
Considerato che i Gesuiti e Liquorini sono stati nel triste periodo dell’occupazione borbonica i più validi fautori del dispotismo;
In virtù dei poteri a lui conferiti; Sulla proposta del Segretario di Stato dell’Interno; Udito il Consiglio dei Segretari di Stato:
Decreta:
Art. 1. Le corporazioni di regolari esistenti in Sicilia sotto il vario nome di Compagnie o Case di Gesù e del SS. Redentore sono sciolte. Gli individui che le componevano sono espulsi dal territorio dell’Italia. I loro beni sono aggregati al Demanio delle Stato.
Art. 2. Il Segretario di Stato dell’Interno e della Sicurezza pubblica e quello delle Finanze sono incaricati, anche con particolare regolamento della esecuzione del presente decreto.
Con un altro decreto (1 novembre 1860) Garibaldi unificò in un unico presidio dichiarato di 1a classe l’ospedale militare di Santa Cita e quello del Collegio Massimo. Un’ulteriore trasformazione dell’originario Collegio Massimo, fu operata da Garibaldi con il Decreto del 29 ottobre 1860, con cui disponeva che il convitto detto Calasanzio fosse trasferito nel locale dell’antico Convitto Ferdinandeo dei padri Gesuiti nel Collegio Massimo, dopo aver sgombrato l’Ospedale militare che attualmente l’occupava. Il convitto assunse il nome di Convitto nazionale Vittorio Emanuele, oggi dedicato alla memoria di Giovanni Falcone.
A Giuseppe Garibaldi si deve anche la destinazione di parte dell’edificio al liceo Vittorio Emanuele con il decreto del 20 settembre 1860, con il quale dispose che, sgomberata un’ala del Collegio Massimo dagli uffici militari, vi avesse sede un liceo con il nome di Liceo Vittorio Emanuele, ancora oggi presente con una sua succursale. I locali del Liceo Vittorio Emanuele in origine, e fino alla prima metà del XX secolo, erano situati al primo piano e al piano terra del Collegio Massimo, mentre i locali della biblioteca erano solo al primo piano nell’attuale Sala generale di lettura, dove era anche presente una pregevole scaffalatura lignea opera del Marvuglia.
Dopo l’Unità d’Italia la Biblioteca continuò ad arricchire progressivamente il patrimonio librario posseduto con i fondi provenienti dalla soppressione degli Ordini religiosi (Domenicani, Agostiniani,Basiliani, Francescani, Cappuccini, Carmelitani, Crociferi ed Oratoriali), disposta con la Legge del 7 luglio 1866 e qualche anno più tardi, nel 1869 con il ricco fondo proveniente dall'Abbazia benedettina di San Martino delle Scale, con la Legge 21 luglio 1869, che abrogava la disposizione dell’art. 33 della Legge 7 luglio 1866, che invece escludeva questa Abbazia dalla soppressione. Con il r.d. 12 novembre 1876 n. 3530 (GU n. 288 del 12.12.1876), le biblioteche Braidense di Milano, Marciana di Venezia già biblioteche autonome di secondo grado e la biblioteca di Palermo, già universitaria di prima classe, furono dichiarate biblioteche nazionali per gli effetti degli articoli 3 e 44 e per quelli dei titoli VI e VII del regolamento approvato con decreto del 20 gennaio 1876. Nel 1882 il patrimonio librario era di circa 120.000 volumi
¹Con questa legge il governo rivoluzionario scioglieva e aboliva le corporazioni di regolari in Sicilia sotto il nome di Compagnie e Case di Gesù e del SS. Redentore. Cfr.: Collezione di Leggi e Decreti del General Parlamento di Sicilia nel 1848, Anno I della Rigenerazione, Palermo, Stamperia Pagano, 1848, n. 125 p. 124.
Nel 1935 un piccolo nucleo costituito da 10 manoscritti della collezione libraria assegnata alla Biblioteca del Museo Nazionale, fu depositato presso questa Biblioteca e nel 1939 fu depositato il Tabulario proveniente da Santa Maria La Nuova di Monreale costituito da 345 documenti membranacei e cartacei. Dal 1878, in base alla Legge sul Diritto di stampa, l’allora Biblioteca Nazionale di Palermo fu deputata a ricevere tutte le pubblicazioni edite nella provincia di Palermo.
Durante la II Guerra mondiale, la Biblioteca fu bombardata riportando gravissimi danni, e fu temporaneamente trasferita al palazzo Mazzarino in via Maqueda. Conclusi i lavori di restauro dell’edificio nel 1948, la Biblioteca ritornò nella sua sede originaria. I lavori di adattamento continuarono anche dopo quella data, con la costruzione di una “Torre libraria”, alta 26 metri, nell’antica chiesa sconsacrata di S. Maria della Grotta, la costruzione della Sala di consultazione, il rifacimento della Sala di lettura generale ideata dal Marvuglia, ma privata, a seguito dei bombardamenti, della bellissima scaffalatura lignea che la adornava.
Nel 1977, in attuazione del D.P.R.635 con cui sono passate trasferite tutte le competenze in materia di beni librari alla regione siciliana, è stata promulgata la Legge regionale dell’1 agosto 1977, n. 80, la Biblioteca Nazionale di Palermo ha acquisito il nome di Biblioteca centrale della Regione siciliana, assegnandole specifiche e peculiari competenze di rilevanza regionale, configurandola come il massimo Istituto bibliotecario della Sicilia.
Nel 2003, l’allora Assessorato regionale dei Beni culturali e ambientali e della Pubblica Istruzione, con proprio atto amministrativo (D.A. n.7840 del 17.10.2003) determinava l’intitolazione della Biblioteca centrale della Regione siciliana ad Alberto Bombace, Direttore Regionale dei Beni culturali ed ambientali per circa un ventennio.
Con la Legge 15 aprile 2002 n. 106, con cui è stato modificato il deposito obbligatorio degli stampati, il successivo regolamento del 3 maggio 2006 n. 252, e infine con il D.M. 28 dicembre 2007, la biblioteca è stata identificata come istituto depositario della produzione editoriale siciliana, ricevendo così tutto quello che viene stampato nell’Isola.